Diario di un Escapista
Giulio Rimondi
Quando un viaggio diventa un’opera d’arte.
C'è un momento, al rientro, in cui il viaggio sembra concluso. Le vele ammainate, le carte ripiegate, la sacca ancora piena di sale. Ma alcuni viaggi non accettano di finire. Cambiano forma.
Giulio Rimondi è artista, fotografo umanista e marinaio. Quando è a terra vive ad Agistri, una piccola isola greca. Da anni attraversa i mari del mondo, impegnato in una ricerca sul cambiamento climatico, tra Artide e Antartide.
Con Escapista ha dato vita ad una corrispondenza, per raccontare qualcosa che si vede raramente: come un viaggio si trasforma, lentamente, in un'opera. Seguire il percorso creativo di un'artista, dall’esperienza vissuta fino alla sua forma compiuta.
Un racconto fatto di immagini, appunti, incontri, piccoli frammenti raccolti lungo la via.
I - LA ROTTA
56°34′N · 5°46′W
"Il viaggio viene sempre prima.
Mai come fuga, ma per cercare.
"
Giulio Rimondi – Diario di un Escapista
Si parte sempre da una carta. Linee batimetriche, fari, nomi di stretti che suonano come promesse. Il compasso tocca il foglio, misura distanze che per ora sono solo numeri, e il resto del mondo si mette in attesa.
C'è una forma di felicità, in questo momento che precede tutto: il viaggio esiste già, ma soltanto come disegno. Nessuna onda l'ha ancora smentito.
Poi la carta si ripiega. La vela prende il vento, lo scafo si inclina, e ciò che era progetto diventa acqua vera. Con il suo carattere, le sue impunture, la sua indifferenza ai nostri piani. È lì che qualcosa nel petto si allenta. Come se a terra avessimo trattenuto il fiato per mesi senza accorgercene.
"Veleggiamo con tutto il trascorso dei 102 anni del nostro legno. Risaliamo il Loch a zig zag.
La nostra rotta è come la cucitura di una vela strappata.Nel seguire linee d'acqua, finalmente respiriamo.
"
II - LO SGUARDO
78°55′N · 11°55′E
"Spingersi ai confini del mondo non significa nulla,
se non ci impegniamo davvero a vedere.
"
Giulio Rimondi – Diario di un Escapista
In capo al mondo il paesaggio si fa essenziale.
Ghiaccio, acqua, una linea bianca all'orizzonte. Il volo basso di un uccello, l'unico movimento in un silenzio che sembra solido. I ghiacciai scendono al mare con una lentezza che non appartiene al nostro tempo, e per questo ci disorienta: qui nulla accade alla velocità a cui siamo abituati a guardare.
Non c'è nulla da fotografare in fretta. Anzi: la fretta è esattamente ciò che questo luogo rifiuta. Vedere, qui, è un esercizio. Quasi una disciplina. Il paesaggio non si concede a chi passa: si concede a chi resta a guardare, finché l'occhio smette di cercare il soggetto e comincia ad accorgersi della luce.
"Nel ghiaccio si naviga a vista.
Il radar aiuta, ma abbiamo sguardo e sensi aguzzi.
"
III - LA MATERIA
37°43′N · 23°21′E
"Il sole dell'Egeo impressiona la carta.
I ghiacci artici chi li attraversa.
"
Giulio Rimondi – Diario di un Escapista
Il viaggio continua in giardino. Carta, un vetro, quattro mollette, il sole di mezzogiorno che picchia verticale su un muro bianco. Sembra poco, per far riaffiorare l'Artico. È tutto quello che serve.
La cianotipia chiede pazienza e resa: la luce lavora da sola, bisogna solo darle il tempo e accettare quello che decide. Le prime prove si sovraespongono, non obbediscono. Vanno bene così. Ogni foglio imperfetto è un appunto, un tentativo che insegna qualcosa al successivo: racconta la ricerca, non il risultato.
E intanto accade qualcosa di strano e di giusto: i ghiacci del Nord riaffiorano in blu su un'isola greca.
Due estremi del mondo, sullo stesso foglio.
Il sole di oggi sviluppa la memoria di allora.
IV – L’OPERA
45°28′N · 9°11′E
"Alcuni viaggi finiscono.
Altri chiedono di continuare.
"
Giulio Rimondi – Diario di un Escapista
Dopo le prove, i tentativi, le imperfezioni, il percorso trova la sua forma.
Una stampa, finalmente compiuta: il mare attraversato diventa mare da guardare. Ciò che era rotta, poi sguardo, poi materia, adesso sta fermo su una parete e chi passa non sa quante miglia, quanta luce e quanti fogli scartati ci siano dietro quel blu.
Ma un'opera non è un punto d'arrivo. È il punto in cui il viaggio cambia forma un'altra volta: smette di appartenere a chi l'ha fatto e comincia ad appartenere a chi la guarda.
"Dalla partenza un solo giorno
di 600 ore e 21 minuti.
"
Giulio Rimondi – Diario di un Escapista